giovedì 17 dicembre 2009

PASTA WITH A CREAMY BROCCOLI, SHRIMP AND GORGONZOLA CHEESE SAUCE- INCONTRARSI A NAPOLI, DIDA ED ELLE- CUERNICELL CON BROCCOLI, GAMBERETTI E GORGONZOLA


Uno dei miei attori preferiti è James Stewart. Mi sento un po' come lui nel film “La vita è una cosa meravigliosa”. La scena sul ponte, quando lui disperato guarda le acqua torbide del fiume in un inverno freddo e cupo, di un Natale che comunque arriverà. I fantasmi dei Natali passati, futuri e presenti. Le decisioni da prendere, i lavori da finire, la casa da dipingere. Il campanellino che suona ed ecco apparire Sabrina. La mia carica di energia positiva quotidiana.
Allora era domani, oggi è già un giorno lontano.
Posto sul treno nemmeno a parlarne. Eventuali otto ore e mezzo su vagoni puzzolenti e sporchi, con bagni inaccettabili anche da uno scarafaggio. Un viaggio di notte con la paura di essere aggrediti, così come ci hanno raccontato alcune persone. Oppure quattro ore e mezzo così come pubblicizzano le Ferrovie Italiane, con quella linea rossa a prezzi proibitivi. La scelta obbligata sono le sei ore di macchina, ma con la possibilità di fermarsi quando si vuole e la libertà di decidere. Un solo vincolo. A Napoli si parcheggia la macchina e la si riprende solo per ritornare a casa.
Sveglia alle quattro! Sveglia alle cinque! Sveglia alle sei! Non ce la possiamo fare. Abbandonare le lenzuola è quasi un trauma ma la voglia di partire ci fa leva e, anche se con due ore di ritardo, in una mattinata buia e nuvolosa metto la freccia e svoltiamo verso l'autostrada. Ancora un altro sbadiglio e ci rimettiamo a dormire. “Amore, un caffè al bar o ci fermiamo in un autogrill dopo Firenze?” “Autogrill!” sussurra Sabrina in una lingua quasi incomprensibile, con una voce che ancora non ha abbandonato il letto.
Si capisce che è giorno solo perché aumenta la luce ma del sole nessuna traccia.
La strada è facile, sempre dritto fino al mattino, seconda stella a destra ecco il cammino, ecco Napoli. Il sud ci è entrato profondamente nel cuore. Città ribollenti di storia e di emozioni. Gente con una fiamma nel cuore che le alimenta la vita. I napoletani sono frenetici, molto più dei milanesi. Nel loro traffico caotico fatto di colpi di clacson, che scandiscono il tempo, che ti danno l'idea di cosa sia un' unità di misura, il nanosecondo. E' il tempo che passa da quando l'incandescenza della lampadina del verde viene percorsa dai primi atomi di corrente ed il colpo di clacson di chi ti sta dietro. Svelto, devi andare svelto. Non c'è tempo. Devi andare. Ma andare dove che è tutto fermo? Piano piano, lento lento ma si va. Napoli con i suoi ritmi, con la sua gente, chiedo scusa, con i Napoletani. Napoli con i suoi sorrisi, disegnati come il suo golfo. Napoletanità è un sentimento in cui convivono due anime, quelli che ti vogliono raccontare che Cristo è morto dal freddo e quelli che il Cristo lo riscaldano con tutto il loro cuore e se potessero anche di più. Napoli profuma di dolce. Napoli città generosa. Napoli dove quattro, ma proprio solo quattro fiocchi di neve ti fanno sentire all'interno della festa, dove tu sei l'attore principale. Napoli città di turisti pronti a farsi fregare per poi poterlo raccontare agli amici come una cosa bella, simpatica. Napoli è dove fatichi a riconoscere il vero dal “tarocco” e dove il falso è più vero del vero. Napoli è un mercato vicino alla chiesa di San Pietro d'Aran dove ci perdiamo a svuotare i banchi, dove le camicie da uomo firmate costano un euro e dove quelle di marca (?), da donna, costano cinquanta centesimi.
Un viaggio preparato, organizzato in meno di una settimana, in uno dei periodi in cui Napoli è stracolma. Venti alberghi chiamati e nessuno aveva posto. Il ventunesimo aveva una stanza libera ma andava pagato in anticipo tutto il soggiorno. Nessun problema. Pagato. Prenotato. Arrivati!
Il Sabato sfuma sistemando le valige in camera, affrontando i vicoli di San Gregorio Armeno immersi nella patria del Presepe, cercando la pizzeria consigliataci da Claudia e Jacopo e leggendo i messaggi di Luisa e di Giusy, che ci danno i ben arrivati e che ci confermano l'appuntamento per Domenica. Una Domenica tutta per loro, una Domenica tutti insieme per festeggiare l'incontro.
Prima di trasformare il virtuale in reale, di sciogliere la magia dell'incontro, le emozioni si stringono nello stomaco. La colazione è leggera anche perché sappiamo che ci aspetta un lauto pranzo.
Piazza Garibaldi è il punto d'incontro. Loro sono Lì. Ci sono Vito, Luisa e Giusy che parlano e, tra loro, buona buona c'è seduta Nocciola. La prima sensazione è quella di averli conosciuti da sempre. Luisa con la sua gioia di vivere, Vito al suo fianco sempre pronto e presente, Giusy trasmette vitalità, serenità. Sono immersi nei loro discorsi e, come presentarsi cercando di superare la nostra timidezza?
Così ho deciso che avrei gridato il nome della persona. Piazza Garibaldi per un attimo si è zittita, quando ho gridato “Nocciola!!!”. Nocciola ha alzato di scatto la testa, ci ha puntato e, come se ci conoscesse da sempre ha iniziato a regalarci i suoi baci, poi un abbraccio a Luisa, uno a Giusy ed una forte stretta di mano a Vito.
“Ma non dovevano esserci anche tuo marito e tuo figlio? Sabrina chiede a Giusy. “Stanno cercando parcheggio..” ci informa Giusy e, pochi minuti dopo eccoli lì, Giuseppe e Manu. Manu si nasconde dietro il padre, ci guarda e ci scruta come per capire se di noi ci si può fidare. Proviamo un primo approccio ma nulla da fare, non è il momento giusto per fargli sentire il nostro calore.
Giusy e Luisa hanno lavorato fino a tardi per preparare il pranzo/cena, addirittura, dice Vito, Luisa ha lavorato fino alle quattro del mattino.
Scambiamo ancora un po' di chiacchiere e poi partiamo per l'aperitivo in un Bar Pasticceria di Nocera. Noi siamo in auto con Giusy e la sua bellissima famiglia, deviazione verso casa di Giusy per prendere le vettovaglie che ha preparato così ne approfittiamo per visitare la Magione ma, soprattutto per vedere tutte le macchinine e le moto di Manu. Il figlio di Giusy si scioglie e si fa rapire completamente dal fascino di Sabrina. Le racconta e le mostra tutto il parco auto e moto. I disegni e tutto quello che può. Sabrina ha colpito ancora. Non c'è maschietto che le resista ed io ne sono sempre più geloso.
Al bar tutti fanno i sobri mentre io e Sabrina ordiniamo due Americani. Il cameriere ci guarda e ci chiede se li vogliamo all'italiana. Guardo Sabrina, Luisa, Vito, Beppe e Giusy come per chiedere loro aiuto, che ci spiegassero cosa vuol dire all'Italiana, ma dai loro visi traspare solo normalità. Ma sì, all'italiana, dico io e Sabrina, con un gesto del viso annuisce.
Americano all'italiana lo capiamo al primo sorso cosa vuol dire. Carichi d'alcol da morirne. Ma tanto non devo guidare..... Sabrina ha mille sorrisi disegnati sul viso. E' per me inebriante.
E' giunto il momento di andare a pranzo/cena. Arriviamo a San Valentino Torio e si fa un' altra sosta. Vito scende dall'auto, entra in una pasticceria e ne esce con un vassoio pieno di, ancora non sappiamo cosa. Per ora almeno. Si parcheggia, si salgono le scale e siamo in casa di Luisa e Vito. Luisa fa gli onori di casa e ci mostra, con giusto orgoglio, la sua grande cucina. Altri aperitivi e questa magnifica e dolcissima scena. “Vito, prendi i bicchieri per lo champagne!” chiede con gentilezza Luisa. Vito apre il mobile ed inizia una accurata scelta dei bicchieri. “Ma dai Vito! Anche se non sono tutti uguali va bene lo stesso!” Dice Sabrina. “Eh no! Voi non la conoscete Luisa!” Alla fine Vito riesce a trovare tutti i bicchieri uguali. Brindiamo e passiamo in rassegna ed apprezziamo tutta una serie di stuzzichini che sarebbe troppo lungo elencare.
Arriva il momento di scoprire cosa ci ha preparato Luisa, in arte Elle la Vegolosa. Muffin di Tagliolini ai piselli prosciutto e cuore di provola. Sono uno spettacolo per gli occhi e per il palato. Veramente deliziosi. A seguire gnocchetti con ragù. Veramente speciali. E lo diciamo perché lo erano veramente. Luisa si dispera ed è un continuo scusarsi perché erano ancora freddi. Cara Luisa, se fossero stati cattivi mica ce li saremmo spazzolati con gusto! Si, erano tiepidi, ma veramente buonissimi.
Arriva il momento di assaggiare i piatti di Giusy, in arte Dida70.
Melanzane alla Parmigiana buonissime e delle speciali zucchine alla scapece. Ma che bello il mondo dei blogger! Si mangia in modo divino.
Una selezione di Formaggi di qualità eccelsa e poi iniziano i dolci. Sul tavolo arrivano dei cioccolatini. Luisa ci chiede di indovinarne il ripieno. Ma è formaggio!, Questo è al gorgonzola! Cioccolato e formaggio. Una bella invenzione. Decisamente particolare e gustosa. Luisa riesce sempre a scovare l'introvabile.
La Caprese di Giusy da Oscar, i biscotti delle feste Natalizie, il tutto accompagnato dal vino della vigna dei suoceri di Giusy.
Suona il campanello. Arrivano i Suoceri di Luisa e le Zie di Vito. Giusto per assaporare con noi il Limoncello ed il liquore al cioccolato fatti da Luisa, i babà presi da Vito ed i caffè che ci ha servito sempre Vito compiendo, praticamente, una maratona digestiva tra la cucina e la sala da pranzo per portare lo scuro nettare caldo a noi ed a tutti i suoi parenti.
Così conosciamo la famiglia di Vito ed io imparo che “na tazzulella e caffè!” non lo dirò mai come un Napoletano vero. Parola del padre di Vito.
Il pomeriggio si consuma tra chiacchiere di vario genere e la sera arriva. Sono quasi le sette e Giusy e famiglia ci devono abbandonare perchè anche loro hanno il giro parenti da concludere. Ci salutano e, assieme a Luisa ci riempiono di regali, uno più goloso e prezioso dell'altro.
Arriviamo a Salerno, Luisa è orgogliosa della sua città natale. Si illumina appena varchiamo le porte della città. E' radiosa, non si ferma un attimo. Sabrina glielo fa notare e lei sorride. Salerno ci accoglie con una lunghissima coda d'auto e Vito, alla guida, è sempre calmo e serafico. La sensazione che ci arriva è quella della calma, del “va tutto bene”.
Luisa ci racconta di quando era piccola, ci mostra il suo liceo e , orgogliosa, ci indica dove guardare per vedere lo spettacolo di luci che adornano la città. Arriviamo fino al parco dove ci sono installazioni luminose spettacolari.
Scendiamo dall'auto e andiamo a vedere da vicino lo spettacolo di luci. Fiori, fontane, statue di luce.
Una passeggiata per la città e, quando meno te lo aspetti conosciamo Goffredo, il Fratello di Luisa e sua moglie.
Siamo ben coperti ma l'aria frizzantina si fa sentire. Luisa vuole portarci a fare un giro in costiera ma a Vietri sul mare la strada è bloccata ed allora facciamo tappa alla gelateria preferita di Luisa e Vito. Locale che hanno frequentato da fidanzatini. Beata gioventù!
Luisa confabula con Vito e si decide che un dolcino alla pasticceria di Minori lo si deve fare.
Che pazienza che hai Vito! La strada per il passo è lunga ma ne vale la pena. Le luci, il panorama su Napoli è un altro spettacolo.
Così, come sono stati superlativi i dolci.
E' tardissimo. Torniamo all'albergo alle tre di notte. Siamo felici, entusiasti della giornata passata in compagnia di Luisa, Vito, Giusy Beppe e Manu. Di tutto il tempo che ci hanno dedicato, dei sapori e dei profumi che abbiamo assaporato. Delle chiacchiere, delle risate dei magnifici paesaggi e delle tante cose buone che Luisa e Vito ci hanno fatto scoprire e riscoprire.
Grazie a tutti. Grazie di cuore.


Con una calda sensazione di familiarità, è iniziato così il nostro incontro.
Dentro un maglione invernale, tra un giro al mercato rionale ed il caffé del buongiorno, sospesi tra la vertigine dell'attesa e la bambagia dei primi abbracci.
Sotto la statua di Garibaldi, nel centro di Napoli. E' iniziato così il nostro incontro.
Nel gorgo di parole e di sorrisi. Luisa dagli occhi grandi e vivaci ed un'immensa voglia di parlare. Giusy dalla dolcezza che le si appiccica tra le labbra ed i gesti. Ed i loro mariti, Vito e Peppe, a suggellare quest'armonia che si è instaurata.
Luca mi è accanto e lo conosco a memoria. La sua mano mi cerca continuamente, a ripetere carezze. La sua bocca come un frutto maturo, da cogliere ogni tanto con il bacio delle mie labbra.
E' una domenica da cartolina. Abbiamo festeggiato, brindato, pranzato. Abbiamo sconfinato fino a Salerno. Abbiamo passato la notte in Costiera. Ci siamo raccontati a frammenti, a fiumi, tra il salone, la cucina e la tavola imbandita della casa di Luisa.
Le parole corrono in libertà, accarezzando gli argomenti più disparati, i sorrisi si tingono di complicità. Gli occhi si riducono a fessure dal tanto ridere. Il caldo mi avvolge oltre la finestra di questo attimo.
Quella grande tavola nel salone è un girotondo di visi, di flash e di movimento. E' bello stare così vicini, con Emanuele che guarda i cartoni sul satellite e Nocciola che scodinzola felice. Il cibo è squisito, una sfilata di portate cucinate da Luisa e da Giusy, senza uno schermo virtuale che impedisca alla forchetta di seguire il proprio istinto.
Vivo sempre in profondità i momenti e le persone ed al tempo stesso ho anche bisogno del conforto della pelle, di quelle sensazioni che aprono fessure di percezione, che riesco per un attimo a sentire il dentro. Luisa e Giusy sono due splendide persone, ci hanno toccato il cuore in qualche modo, in più di un modo. Sarà stato per la loro semplicità, per la loro trasparenza, per il loro calore. Per una questione di pelle e per una questione di sensibilità. Queste poche righe sono un modo per ringraziarle per quella domenica speciale, da cartolina.




CUERNICELL PORTAFORTUNA ALLA PAPRIKA CON BROCCOLI, GAMBERETTI E GORGONZOLA
Ingredienti:
1/2 carota
1 costa di sedano
1 cipolla piccola
prezzemolo
2 spicchi d'aglio
1/2 bicchiere di Brandy
1/2 bicchiere di brodo vegetale
80 gr di gorgonzola
250 gr di broccoli
100 gr di gamberetti sgusciati
olio extravergine d'oliva
180 gr di pasta

Tritiamo la carota, il sedano e la cipolla finemente e poniamo in una casseruola a rosolare insieme ad un filo d'olio extravergine d'oliva nel quale avremo scaldato i due spicchi d'aglio leggermente schiacciati. Quando il trito sarà appassito, uniamo i broccoli e lasciamo rosolare per qualche minuto. Aggiungiamo i gamberetti, mescoliamo il tutto e sfumiamo con il Brandy. Quando quest'ultimo sarà evaporato, aggiungiamo mezzo bicchiere di brodo vegetale. Lasciamo cuocere per qualche minuto, fino a quando il liquido si sarà parzialmente assorbito. Aggiungiamo una bella spolverata di prezzemolo. Facciamo mantecare il sughetto con il gorgonzola tagliato a pezzettini. Amalgamiamo il tutto e dentro questo condimento verseremo la pasta appena scolata. Un primo piatto ricco di sapori, ottimo. Il sapore della paprika si sposa benissimo con gli altri ingredienti e il Re Gorgonzola ancora una volta ha impreziosito un piatto semplice, ma speciale. Questo formato di pasta è un dono di Elle! Grazie ancora e ci auguriamo che questi cuernicell rossi ci portino tanta fortuna!
RED PAPRIKA PASTA WITH A CREAMY BROCCOLI, SHRIMP AND GORGONZOLA CHEESE SAUCE
Ingredients:
1/2 carrot finely chopped
1 little size onion finely chopped
1 celery stalk finely chopped
1 bunch broccoli floret
1 cup chopped parsley
80 g gorgonzola cheese
2 cloves garlic
extravirgin olive oil
1/2 glass vegetable stock
1/2 glass Brandy
100 g shrimp, peeled and deveined
180 g pasta

Cook pasta in a large pot of boiling salted water until al dente. Meanwhile, in a saucepan over medium heat, heat extravirgin olive oil and garlic. Add onion, carrot and celery. Cook for a few minutes or until golden brown. Cut broccoli into small pieces. Add broccoli and shrimp and saute for about 5 minutes, until shrimp are pink. Pour Brandy and then vegetable stock. Simmer, stirring until thickened. Cut gorgonzola cheese into small pieces and add them to the sauce. Melt gorgonzola and remove from heat. Add pasta and toss to coat it. Toss until well mixed. Complete pouring parsley over top.

mercoledì 9 dicembre 2009

TAGLIOLINI WITH GUINEA HEN RAGU' AND A SCENT OF ORANGE - IL TALENTO PER L'AUTUNNO - TAGLIOLINI CON RAGU' BIANCO DI FARAONA E FUNGHI ALL'ARANCIA

Sono nata alla fine dell'estate, ma io lo chiamo autunno. Ho il talento per l'autunno.
Amo la pioggia e l'odore della terra bagnata, il carnevale degli ombrelli e le mattine coperte dalla brina. Amo il momento in cui il giardino dell'estate si richiude sotto tutto un fiammeggiare segreto. Amo l'incontro tra ieri, che era ancora estate ed oggi, che dentro la giacca abbottono anche la nostalgia del sole d'agosto.
L'incanto dell'autunno è dato dai colori, da tutte quelle sfumature di rosso e di oro, da quella luce strana e rarefatta, che pare che il tempo si sia fermato o forse soltanto che sia più rallentato.

Amo gli autunni del passato e quelli presenti del tempo fermato. E poi quel cielo sordo, infinito ma quasi soffocato, quasi volesse trattenere tutto dentro e che poi quando fa piovere, fa piovere malinconia e bagna le cose di romanticismo.
Ho sempre avuto talento per la malinconia ed altrettanto talento per le fiammate d'eccitazione. Io sono sfumature di colori pastello che d'un tratto si fanno piene, vive, calde come incendi. Il rivolo d'un ruscello e l'alta marea.
Amo l'autunno perchè fa sgranare le parole al vento e fa correre le nuvole. Perchè mi fa pensare alla voluttà di una tazza di tè caldo al latte. Alla pancia arrotondata della teiera, al riflesso diamantino della marmellata d'arance nel barattolo di vetro. A infusi che profumano di anice stellato e di cannella. Alla magia della lievitazione di una ciambella nel cuore caldo del forno e a quel plaid color vino, sotto al quale mi raggomitolo quando leggo le pagine di un libro.

Amo l'autunno per il modo in cui veste la campagna e per le gite fuori porta che la domenica Luca ed io di tanto in tanto organizziamo.
Sono passate diverse settimane da quel giorno nel bosco. Eravamo nei pressi di Loiano, circondati dai seni di dolci colline che delimitavano lo spazio all'orizzonte, noi così pieni della felicità d'allontanarci.
Eravamo nel cuore fulvo di un bosco di castagni, ronzante di voci, nel bel mezzo di una festa in onore del pane e delle caldarroste, tra sfumature di biondi zafferano, di oro e di castano, tra il profumo del vin brulè e montagne di ricci accatastati.
Eravamo in mezzo al bosco, sotto alla luce del tardo pomeriggio che si posava lenta sui tronchi degli alberi, sulle nostre guance, tra le foglie cadute e le curve dei sentieri. Tra tutti i verdi ed i marroni.
Eravamo dentro una giornata d'autunno persa in mezzo all'autunno, con le gote arrossate, ad abbottonare dentro i cappotti anche le ultime bionde smagliature di sole.


Sapore d'estate nelle immagini che si lasciano nascoste nella macchina fotografica. Sapori d'estate pizzicando un tasto sbagliato. Rumore d'estate nelle foglie che scaldano la terra. Gli ultimi caldi, quelli delle minigonne e delle gambe nude. Sabrina che posa ed io che rubo il suo sorriso. Non vorrei mai uscire dal caldo abbraccio del sole che saluta, delle ombre piene, nere d'afa. Non vorrei ma debbo lasciarle scappare. La pagina va girata sui colori dell'autunno.
Ma chi l'ha detto che non ci sono più le mezze stagioni? Mai come quest'anno i mesi che ci hanno traghettato verso il freddo, la nebbia, il gelo sono passati. Mai come quest'anno i ricordi dei colori si sono scavati un angolo nella mia mente. Mai come questi tre mesi sono stati scaldati da immagini e sapori caldi. L'autunno ha il sapore dell'estate che se ne è andata. La terra si è bruciata e poi si è coperta di disegni dai colori forti e inebrianti. I colori che più mi piacciono.
L'autunno sostituisce i fiori della primavera e dei frutti dell'estate, con i colori.
Le foglie che cadono trattengono il sole e disegnano la strada da fare, la coperta che dovremo usare, l'abbraccio che ci stringerà sotto i primi morbidi panni che metteremo sul letto. Le lacrime di pioggia che useremo per tener puliti i ricordi di Sicilia, del mare con l'acqua di cristallo e della terra nera di fuoco. L'autunno conserverà i ricordi e ci preparerà a nuovi viaggi e a nuove scoperte anche in posti che già conosciamo.
Sapori d'estate e profumi d'inverno.
Inverno che già bussa e vuole farsi aprire. No, è ancora presto, anche se le nebbie, le piogge fredde e le bianche nevicate sono già lì che cercano di scardinare la stagione che sta finendo.


Questa ricetta l'abbiamo presa da Sale e Pepe, è stato amore a prima vista e dobbiamo dire che ne siamo rimasti entusiasti.


TAGLIOLINI CON RAGU' BIANCO DI FARAONA E FUNGHI ALL'ARANCIA

Ingredienti per i tagliolini freschi:
150 gr di farina di grano duro
50 gr di farina di grano tenero
2 uova
1 pizzico di sale


Ingredienti per il ragù di faraona:
250 gr di petto di faraona
1 arancia non trattata
1 costa di sedano
1 carota
1 cipolla
50 gr di funghi porcini essiccati
un mazzetto di erbe aromatiche miste (noi abbiamo usato salvia, rosmarino, maggiorana)
mezzo bicchiere di vino bianco secco
50 gr di burro
brodo vegetale
sale e pepe
olio extravergine d'oliva

Abbiamo tirato la sfoglia piuttosto spessa con l'Imperia e una volta ottenuti i tagliolini li abbiamo lasciati asciugare.
Per prima cosa abbiamo messo in ammollo i porcini secchi in acqua tiepida per una ventina di minuti. Nel frattempo Luca ha disossato il petto della faraona e l'ha tagliato a cubetti, dopo avere tolto anche la pelle. In un tegame abbiamo fatto fondere il burro insieme ad un filo d'olio extravergine d'oliva e abbiamo fatto soffriggere il trito di carota, sedano e cipolla. Una volta dorato il tutto abbiamo unito i pezzetti di faraona e li abbiamo fatti rosolare per bene. A questo punto abbiamo unito il mazzetto di erbe aromatiche ben legate fra loro. Abbiamo lasciato insaporite per qualche minuto, abbiamo salato e pepato ed abbiamo aggiunto i funghi porcini ammollati. Abbiamo irrorato col vino bianco a fuoco vivace, dopodichè abbiamo aggiunto un bicchiere di brodo vegetale, continuando la cottura per circa 30 minuti.
Nel frattempo abbiamo privato l'arancia della buccia e abbiamo tagliato quest'ultima a listarelle, scottandole per pochi secondi in acqua bollente e poi scolandole. Abbiamo spremuto il succo dell'arancia e l'abbiamo unito al ragù bianco. Abbiamo continuato la cottura fino a fare consumare il liquido e a questo punto abbiamo eliminato il mazzetto di erbette aromatiche. Per finire abbiamo unito le scorzette d'arancia.
Una volta cotti i tagliolini, abbiamo impiattato e ci siamo gustati questo primo piatto che è un inno alla delicatezza ed ai profumi, indimenticabile!


TAGLIOLINI WITH GUINEA HEN RAGU' AND A SCENT OF ORANGE

Ingredients:
1 celery stalk, finely chopped
1 carrot, finely chopped
1 medium onion, chopped
2 tbs extravirgin olive oil
50 g butter
a Guinea hen breast ( 250 g)
250 ml vegetable stock
50 g dried porcini mushrooms (soaked in water for 20 minutes. Reserve the soaking liquid)
sage, marjoram, rosemary
ground black pepper
salt
1 orange (you need orange rinds and the juice too)
250 ml white wine
250 g fresh egg tagliolini

We thought to make a ragu with some leftover Guinea hen and some dried porcini. This tender meat together with the porcini mushrooms made a flavoured and delicious meal.
Heat extravirgin olive oil and butter in a pot over medium heat. Add celery, carrot and onion and cook for about 5 minutes, stirring until the vegetables have softened. Add the Guinea hen, the aromatic herbs and season generously with salt and pepper. Add a glass of white wine, the vegetable stock and water used to soak the mushrooms. Bring to a gentle simmer and leave to cook for about 30 minutes. Chop the porcini and add them to the sauce. Now add the orange juice and leave to cook.
The meat has to be tender and the sauce has to reduce enough because the ragu should be saucy enough to coat the tagliolini but there shouldn't be too much liquid left.
Cook the tagliolini in salted boiling water, drain pasta and add to the ragu, tossing gently to combine. Serve with some orange rinds.
By the way, cook the orange rinds for a while in boiling water, this way they can loosen up the white pithy part so it's easier to scrape off.


********************************
PREMIO

Questo bellissimo quadro floreale è un dono dell'amica Paola di Polvere di Stelle. Lo abbiamo apprezzato tantissimo e lo vogliamo donare a: Elle la Vegolosa, Dida70, Papavero di Campo, Brad, Caty e Lufantasygioie.

********************************
MOMENTO D'ARTE


Stiamo aspettando l'estrazione del 15 Dicembre 2009 sulla ruota nazionale con questi numeri 39-41-68.
Un bellissimo Blog assolutamente da visitare è il mondo di Lufantasygioie, un'artista nel creare gioielli che chiunque vorrebbe indossare. La cosa che più colpisce nelle sue creazioni è la raffinatezza e l'eleganza.
Sabrina si è innamorata del 2° premio e l'ha voluto pubblicare così, almeno, se lo può rimirare.

sabato 28 novembre 2009

MOZZARELLA AND SALMON FRIED IN BREAD - QUANDO IL SALMONE VA IN CARROZZA - ULTIMI GIORNI D'ESTATE NELL'ISOLA NERA - GRADAZIONI DI ROSSO




Un posticino romantico il ristorante dell'Osservatorio; ci siamo più volte soffermati davanti a quell'insegna blu, addossata ad un muretto, lungo la strada principale del paese. Pare abbozzata dalle mani di un bimbo e ricorda il colore del mare.Si cena a lume di candela, c'è scritto, e nella mia mente mi sono già figurata lo scenario.
Decidiamo di raggiungerlo, da lassù godremo dello spettacolo dello Stromboli in eruzione, è da qualche giorno che rimandiamo il momento e non facciamo che pensarci.
Rinuncio all'abito elegante e indosso un paio di short bianchi e le mie adorate Nike silver, dovremo inerpicarci per un bel tratto di sentiero per raggiungere la nostra meta.
Lasciamo la strada principale e la sua calda effervescenza e ci addentriamo tra l'odore forte e penetrante della terra, lungo un sentiero polveroso che restituisce il rumore sordo dei nostri passi. Il paesaggio che ci circonda è vertiginosamente romantico, costeggiamo massi rocciosi che si spargono su di un terreno selvaggiamente modellato. Questo spazio è fatto per il volo, per le ali.
Degli uccelli, delle farfalle, della fantasia. E per i nostri piedi che arrancano mentre affrontiamo la salita, mano nella mano. La fatica desta in me il senso del corpo e dell'avventura e mi sento pervasa dalla febbre dell'entusiasmo. Respiro il selvaggio, i paesaggi indomiti, non deflorati dalle tracce dell'uomo.
Lungo il sentiero cespugli, arbusti e ciuffi d'erba ritmano lo spazio e ci lasciano il passo e lì, dentro tutto quel verde affondano i nostri occhi, in mezzo alle forme ed ai colori della vegetazione. Siamo avvolti in una calda sciarpa di silenzio, rotta solo dalle nostre voci ingrandite all'infinito e dalle vibrazioni di insetti volanti. Poi ad un tratto un fruscio improvviso ed insistente tra il fitto intrico dei cespugli attira la mia attenzione ed il cuore mi balza in gola appena vedo fare capolino tra i ramoscelli una creatura che a prima vista mi sembra un topo, ma non ne sono tanto sicura. Ricordo quegli occhietti dolci e rotondi che per un attimo si sono fissati nei miei, ricordo un corpo tondeggiante, paffuto e poi non ricordo altro , la paura mi ha fatto dimenticare tutti gli altri particolari. Luca invece come al solito non ha visto nulla, ha sentito il fruscio ed ha pensato bene di guardare altrove, lasciandomi così il dubbio amletico circa il nome della creatura che mi è apparsa davanti tanto all'improvviso quanto fugacemente.
Inebriante è la salita che ci toglie il fiato e ci fa respirare il tramonto che sta piovendo intorno a noi, esaltando ancora di più il silenzio.
La luce del sole è una tavolozza di colori ambrati dipinti sui nostri volti; scrutiamo in lontananza le sagome del paese, le lucciole di finestre distanti mentre ci arriva fluttuando lo schiamazzo di voci lontane portate dalla brezza. Sta cadendo l'oscurità, come un'inondazione, sta cadendo la notte e sta inghiottendo i miei occhi e tutto quanto intorno a noi.
Finalmente raggiungiamo la cima, leggermente stremati. Varchiamo l'ingresso del ristorante e ci ritroviamo ansanti tra tavoli all'aperto apparecchiati di tutto punto, con vista privilegiata su Iddu.
C'è chi sta già cenando, con tanto di digitale vicino al piatto, tutti pronti ad immortalare l'attesa colata di lava rossa ed incandescente. Ci sediamo nel buio più totale, rischiarato dalla luce delle sole candele, in uno scenario che ha dell'irreale. Stromboli borbotta, ribolle nel suo intimo, sento che sta per succedere qualcosa, è così palpabile quell'invisibile fermento.
Un'altra vibrazione, forte, il rumore di un tuono, un istante in cui mille diverse sensazioni mi attraversano e poi il rosso colora il cielo. Luca ed io contempliamo quell'eruzione sorprendente. Straordinaria come una festa di luci in un'oasi. Ne seguono altre. Altre scarlatte eruzioni che s'illuminano ad intermittenza nell'oscurità, lontane e fugaci come code di comete. Il rosso è moltiplicato da mille riflessi e bagliori, dagli OOOOHHH pronunciati da bocche incredule. Ci ritroviamo incantati a contemplare quel tumulto vigoroso, quell'intimo fiammeggiare. Gradazioni di rosso spiegate contro al cielo sullo sfondo della notte. Proviamo a scattare qualche fotografia, ma il buio pesto ce lo rende quasi impossibile.
Luca è rapito, la sua espressione sorridente mi sfiora, mi sento illuminata dal suo sguardo. Mi appartiene la sua gioia, mi appartengono i suoi occhi. Mi appartiene ciò che tengo stretto dentro il mio abbraccio. Ceniamo tra la pelle calda della notte, nel cerchio soffuso di luce, avvolti in un chiarore che sa di dolce e di fragile.
Ordiniamo spaghetti alle vongole per lui e spaghetti con astice, gamberi, vongole e cozze per me. Voglio esagerare. Il piacere trabocca dai piatti e si propaga come un eco lungo tutto il corpo.
"Sono afrodisiaco, sono lo straripamento del desiderio" sembra dire "assaggiatemi". Stiamo morendo di fame. Mordiamo l'afrodisiaco.
Lascio tracce di rossetto sull'orlo del bicchiere. Luca bacia le labbra del bicchiere. Luca affonda la forchetta nel mio piatto. Io rubo i sapori dal suo, rubo un sorso di trasparente siciliano, impalpabile bianco, così ricco d' aromi di frutti e di fiori. Sorsi di vino e sorrisi complici. E poi ci aspetta la discesa, il ritorno a valle, lungo lo stesso impervio sentiero, dentro una notte così fitta e cupa che non si distingue nulla.
Ci facciamo strada con la flebile luce della torcia elettrica, tra gli alberi che sussurrano nella lingua delle foglie mentre tutto il resto è silenzio. All'improvviso ho paura di questo buio così totale che inghiotte i contorni delle cose, all'improvviso mi spaventa ogni minimo fruscio, penso a tutti gli animali selvatici che possono nascondersi tra le crepe, tra i cespugli ed il passo si fa veloce. E se le pile della torcia elettrica si esaurissero? Rimarremmo qui fino al sorgere dell'alba.
Luca mi raggiunge ansante, mi bacia sulle labbra, mi costringe a rallentare l'andatura. Luca mi protegge, "Ci sono io" dice "Non devi avere paura, la torcia non si spegnerà!"
La notte mi scende giù per la gola insieme al tempo che si addormenta. Nell'isola blu, da qualche parte, lontano da tutto.


I colori caldi dell'autunno si sono stinti ed il grigiore dell'inverno inizia a farsi vedere. Le giornate nascono sotto le coperte, al calduccio, con Sabrina che si rannicchia sempre più vicino per respirare gli ultimi attimi di calore che i nostri corpi hanno accumulato sotto le coperte. La trapunta è ancora nell'armadio ma, mi sa, che presto ne scivolerà fuori per tenerci ancora più al caldo. La sera mi trasformo in stufetta per riscaldare i piedini gelati del mio cucciolo che si diverte, mentre si avvolge a me, ad appoggiarmeli sulla pelle nuda, togliendomi il fiato. Ancora sogno il calore, il riflesso del sole sull'acqua di Stromboli, il bruciante nero della sabbia sotto i piedi, che ora se ne stanno rinchiusi in scarpe pesanti, al caldo.Quanti giorni mancavano al compleanno di Sabrina? Era ancora Settembre. Poco dopo la metà del mese. La fine dell'Estate era l'indirizzo a cui inevitabilmente si sarebbe dovuti arrivare. Me lo ripetevo. Un eco nella mia mente.
“Come faccio?” “Cosa mi invento?” Il compleanno di Sabrina cade proprio verso la fine di queste bellissime vacanze. Il pensierino l'ho preso a Bologna pochi giorni prima di partire e sono riuscito, non so come, a tenerglielo nascosto.
La giornata di ieri è stata bellissima, con la passeggiata fino all'osservatorio, con il tramonto che colorava il mare ed Iddu che dava spettacolo con i suoi fuochi, i suoi schizzi di gioia. Sembrava quasi che sapesse che il giorno dopo era la festa di Sabrina.
Un paio di giorni prima, con la scusa di pagare il conto, mi sono messo d'accordo con Carlo per avere il pesce che Sabrina ama di più.
A lei piacciono le sorprese, a lei piace qualsiasi cosa. Sono io che voglio cercare di sorprenderla, che cerco di non essere banale. Lo so, una cena a lume di candela non è nulla di eccezionale ma sono sicuro che non se lo aspetta. Non si aspetterà una cosa così semplice ma allo stesso tempo particolare. Un qualche cosa, una cena solo per lei con portate solo per lei, con un menù che non è sul menù. Grazie Carlo per avermi aiutato in questa piccola ma importante, almeno per me, messa in scena.
Ci sediamo e Sabrina prende in mano la carta. La legge come per impararla a memoria. Io le chiedo scusa e mi alzo con il pretesto di ringraziare Carlo per i bellissimi consigli che ci ha dato per godere della sua bellissima isola. Scambio poche parole per confermare l'accordo che avevamo preso. Sabrina non si accorge di nulla. Torno al tavolo e aspettiamo di ordinare. Sabrina fa il suo ordine ed io il mio. L'unica cosa che decido io è il vino. La migliore bottiglia della cantina della Lampara. Sabrina mi guarda un po' stupita ed accenna un “non è necessario!” ma io svicolo con un “ma dai, oggi festeggiamo!”
Portano il bere e riempio i bicchieri. Passano veramente pochi minuti ed ecco arrivare un enorme piatto di Gamberoni Rossi di Sicilia, pescati freschi nel mare di Mazzara del Vallo. Gamberoni pregiatissimi e meravigliosamente pieni di “ciccia”. “Auguri Amore!” Sabrina è....avete presente un bambino quando apre i regali la mattina di Natale? Poi ecco che arrivano anche i Polipi in insalata. “Che voglia di polipo che ho!” Era il refrain quotidiano di Sabrina. Sabrina era già contenta così ma, proprio non se lo aspettava....la torta con una sola candelina. Una sola perché si festeggiava un anno dall'ultimo compleanno.
La luce di quella candelina è immensa, unica nel suo essere unica. Riempie di luce gli occhi di Sabrina. Quanti baci, quante coccole. Anche domani la sveglia farà il turpe lavoro. Anche oggi sarà un altro giorno che si allontana da quegli attimi fatti di momenti unici che si rincorrono nei miei pensieri. Stromboli, il Dio nero con i suoi occhi brillanti. Stromboli l'isola nera dalle nere sabbie. Stromboli, la vita, il respiro della terra, il cuore di gaia che si mostra agli uomini ed alle donne belle e dolci come Sabrina.
Spengo la sveglia e con dolci pacche sul sedere la invito ad alzarsi. La incoraggio ad affrontare il giorno che ci separa dalla sera che verrà.
Questa ricetta è per Monia del blog Gatadaplar. Lei non ama il pesce ma sopporta il Salmone e quindi ha creato questa simpatica raccolta dove il Samone ne è protagonista.

QUANDO IL SALMONE VA IN CARROZZA




SALMONE IN CARROZZA

Ingredienti


Ottimo Salmone affumicato Norvegese Salmo Salar Superior
Mozzarella di prima scelta
Del buonissimo Pane alle Nocciole fatto da noi il giorno prima
Uova
Farina
Pangrattato
Finocchietto selvatico
Sale e Pepe
Olio per friggere

Si apre la confezione di Salmone affumicato e se ne assaggia un po', tanto per sentire quanto è buono.
Si affettano le Mozzarelle. Se lo fa Luca, va imbavagliato altrimenti non ne rimane nemmeno una fetta.
Si affetta il Pane alle Nocciole.
Si preparano tre ciotole, una con le uova sbattute, una con la farina ed una con il pangrattato.
Si mette l'olio nella padella e, ovviamente, si accende il fornello sotto la padella.
Su una fetta di pane alle Nocciole, si dispongono nell'ordine: il Salmone, le fette di mozzarella e il finocchietto selvatico infine l'altra fetta di pane.
Si da una forma regolare alle fette usando un coltello ben affilato stando attenti a non romperle. (Se succede è lo stesso, saranno solo più difficili da impanare e meno belle da vedere)
Si prende il “panino” e lo si passa prima nell'uovo, poi nella farina, poi ancora nell'uovo e per finire nel pangrattato.
Con uno stecchino di legno, controlliamo se l'olio ha raggiunto la giusta temperatura. Devono formarsi tante bollicine attorno allo stecchino.
Immergiamo uno alla volta i “panini” per evitare che l'olio si raffreddi troppo. Circa 2 minuti per parte. Scolarli e metterli ad asciugare su tanti pezzi di carta assorbente per togliere l'eccesso d'olio.
Servire caldi.
Sale e pepe se uno ne ha voglia ed un piacere immenso nel mangiarlo.

MOZZARELLA AND SALMON FRIED IN BREAD


Ingredients:

Norvegian salmon
slices of bread
eggs
mozzarella
breadcrumbs
flour
salt and pepper
oil

Cut mozzarella into slices the same thickness as the bread. Insert a slice of mozzarella and salmon between two slices of bread. Bread slices have to be pressed around mozzarella and salmon. Coat with the flour, dip in beaten eggs, then coat with breadcrumbs and fry in plenty of hot oil. We have used a frying pan over medium heat. Fry sandwiches on each side till they're crisp and golden. Remove to a paper towel. Complete with salt and pepper to taste.

martedì 24 novembre 2009

BLACK TRUFFLE RISOTTO WITH SHRIMPS, LEEK AND SEA-SCALLOPS - SETTIMANA DEL RICICLO - RISOTTO AI PORRI E GAMBERETTI CON CAPPESANTE E TARTUFO NERO


L’edizione 2009 della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (European Waste Week Reduction), che si terrà dal 21 al 29 novembre 2009 con il supporto del programma della Commissione Europea LIFE+, consiste in una elaborata campagna di comunicazione ambientale promossa dall’Unione Europea, che dal centro si dirama alla periferia, coinvolgendo i livelli nazionali e locali degli Stati Membri aderenti.
Lo scopo principale è promuovere, tra i cittadini, una maggiore consapevolezza sulle eccessive quantità di rifiuti prodotti e sulla necessità di ridurli drasticamente.

La settimana del riciclo è già iniziata e come richiestoci da Lo, anche noi siamo per la sensibilizzazione di questo enorme problema.
Se fosse possibile eviteremmo tutti gli imballaggi e, per quanto riguarda le sportine di plastica, ci capita spesso di dimenticarci di portare con noi la capiente borsa che abbiamo a casa. Ecco, questo è l'unico vero impegno che ci prenderemo per questa settimana e non solo.
In casa seguiamo alcuni piccoli accorgimenti.
Per conto nostro in casa usiamo pochissimo la carta da forno perchè con l'uso del burro e farina o pangrattato, i rari dolci che facciamo hanno un sapore migliore.
Purtroppo l'acqua che esce dai nostri rubinetti è veramente cattiva, decisamente inbevibile. Il suo sapore è sgradevole. Avevamo pensato di ricorrere alle caraffe filtranti ma Luca ha molte remore al riguardo. D'altronde preferiamo l'acqua gasatina ed il buon Vino, una tisana o dell'ottimo tè.
Andiamo dal macellaio per la carne, la quale oltre che essere migliore e costare meno che nei supermercati, non ci vengono rifilati tutti quei contenitori di polistirolo che fanno solo ingombro.
Andiamo in pescheria per lo stesso motivo.
Noi usiamo detersivo ma ne utiliziamo circa la metà del dosaggio indicato sulla confezione ed utiliziamo lavaggi brevi o, anche se a pieno carico, utilizziamo il programma mezzo carico. Dato che non lavoriamo in miniera ed il massimo dello sporco è l'aria che respiriamo, abbiamo sempre creduto che il poco sporco non avesse la necessità di tutto quel detersivo e di tutta quell'acqua, in più, stiamo utilizzando detersivo "spacciato per" ecologico.
Abbiamo la fortuna di riciclare anche il caldo del vicino. Quello che abita sotto di noi, riscalda anche casa nostra. Fino ad ora abbiamo avuto il riscaldamento spento per quasi 20 ore su 24. IL crono-termostato è al massimo a 20°.
In casa tutte le lampadine sono a basso consumo ed i televisori vengono spenti dall'interuttore e non con il telecomando.
Per i residui del calcare abbiamo quasi sempre adoperato l'aceto
di vino bianco. Costa la metà dei decalcificanti pubblicizzati.
Per quanto riguarda il nostro Comune di residenza, la raccolta differenziata la si fa da circa tre anni e a non più di trenta metri da casa abbiamo 1 campana per il vetro e le lattine, 1 per la carta ed il cartone, 1 per l'umido ed 1 per l'indifferenziata. A poco meno di un chilometro abbiamo la stazione ecologica.
Il riciclo del cibo è nostra abitudine. A parte che non rimane mai nulla di quello che prepariamo anche perchè, se ci sono porzioni in più le portiamo ad un signore che ci aiuta con Mandarino. Non pensiate che in casa nostra si mangi sempre e solo quello che pubblichiamo! Tante volte il tempo e la necessità di svuotare il frigorifero fanno sì che si cucinino anche piatti meno elaborati.
Vorremmo ringraziare Lo per questo meme-gioco. Ci piacerebbe che chiunque passi da qui lo facesse suo o perlomeno che fosse motivo di consapevolezza di quanto è semplice e "fruttifero" riciclare. Basta veramente poco.


********************************

RISOTTO AI PORRI E GAMBERETTI CON CAPPESANTE E TARTUFO NERO


Ingredienti:


180 gr di Riso
1 Litro di Brodo Vegetale
1 Porro
50 gr di Burro + 1 noce
Olio Extra Vergine d'Oliva
50 cc di Cognac
150 gr di Gamberetti
15 gr Tartufo Nero
7 Cappesante
Salvia Alloro Timo Maggiorana
Pepe


Preparazione del risotto.
Mettiamo nel tegame che di solito usiamo per fare i risotti, circa 30 gr di Burro ed un filo d'olio. Lo lascia scaldare e ci aggiungiamo il porro tagliato a rondelle sottili. Lasciamo appassire per circa 2, 3 minuti. Aggiungiamo i Gamberetti , la Salvia, l'Alloro ed il Timo.e, dopo circa 1 minuto il riso e lo lasciamo tostare per altri due minuti circa mescolando continuamente. Ora aggiungiamo il Cognac e,lo lasciamo evaporare poi, un mestolo alla volta, iniziamo ad versare il brodo.

Mettiamo un mestolo di brodo, aspettiamo che il riso lo assorba e poi ne aggiungiamo un altro, fino a che il Brodo non sia terminato ed il riso cotto. Spegnamo il fuoco, mettiamo i 20 gr di burro rimasti e lasciamo mantecare coprendo il tegame con un coperchio.
A parte prepariamo le cappesante.


In una padellina mettiamo a scaldare una noce di burro, la Maggiorana e la Salvia.
Versiamo delicatamente le Cappesante e le facciamo rosolare un paio di minuti per parte. Aggiustiamo di pepe.
Prepariamo il piatto e sul risotto grattugiamo un po' del tartufo e completiamo con scaglie di Tartufo e le Cappesante.


BLACK TRUFFLE RISOTTO WITH SHRIMPS, LEEK AND SEA-SCALLOPS



Ingredients:


180 g rice
1 litre vegetable broth
1 big sliced leek
butter
1/2 glass cognac
salt and pepper
extravirgin olive oil
150 g fresh shelled shrimps
7 fresh sea-scallops
15 g black truffle
sage, thyme, marjoram


In skillet saute leek and shrimps in butter and extravirgin olive oil till shrimps turn pink and leek is tender. Add sage, marjoram, thyme and rice and cook for about 2 or 3 minutes. Add Cognac and when it is evaporated stir in broth, salt and pepper. Bring to boil, reduce heat. Cover and simmer for 15 minutes. Remove from heat. Stir in butter, cover and let stand for about 5 minutes, till rice is tender. Meanwhile in a skillet saute sea-scallops, marjoram and sage in butter. Cook sea-scallops for about 2 minutes till they turn brown and add black pepper to taste. Serve immediately risotto with sea-scallops and black truffle.


giovedì 19 novembre 2009

HOME MADE BREAD WITH CURRY AND WALNUTS - SFILATA DI GECHI A STROMBOLI - PROFUMO D'INDIA, PANE AL CURRY CON LE NOCI



Per chi non l'avesse capito, tra i rettili di piccole dimensioni e Sabrina esiste una discreta idiosincrasia, soprattutto se sono piccoli.
L'isola nera ne è piena. Stromboli ne fa un vanto, ce ne sono dappertutto. Quando le luci della sera calano e si accendono i lampioncini delle case, eccoli che arrivano, si posizionano sui muri per catturare le loro prede. Insetti e farfalline non hanno scampo.
Il primo vero impatto, Sabrina, l'ha avuto a Catania quando, rientrando la penultima sera prima di partire per Stromboli, mi ha preso per un braccio strattonandomi e nascondendosi letteralmente dietro di me. L'urlo strozzato si è trasformato in un soffocato “E' lì, Luca, è lì! Un Geco! Finalmente!”. Io, da bravo cavaliere quale sono, mi sono limitato ad un laconico “Sì, sì” e me ne sono entrato in camera. Sabrina è rimasta fuori a fargli un servizio fotografico. Sarà che non provo ribrezzo, non mi fanno effetto. Ho vissuto in campagna fino ai 25 anni e di rettili, dalle lucertole ai ramarri, ne ho visti a non finire. I Gechi, per me non sono altro che dei ramarri ciccioni. Se ne stanno lì, vicino ad una fonte di luce, immobili fino al momento di catturare la preda e, devo ammetterlo, lo fanno con uno scatto degno della lingua del Camaleonte.
Sabrina era, ed è, combattuta tra l'ammirazione per questi coccodrilli in miniatura e la paura , l'agitazione, insomma un vero terrore. Lei dice che li preferisce alle lucertole perché non sono impudenti. I Gechi se ne stanno lì, immobili, mentre le lucertole ti corrono addosso per morderti o assalirti. Personalmente, almeno in Italia, non ho conosciuto nessuno attaccato dalle lucertole, comunque....
La prima sera a Stromboli, vista la nomea dell'isola e dei legami stretti tra l'isola ed i Gechi, il solo varcare l'uscita del B&B è stata un'avventura. “Luca vai avanti tu.......” “Vieni tranquilla, non c'è nulla!” Avete presente Bolt con tacco 12? Bene, Sabrina è decisamente più bella ma altrettanto veloce.
Ci mettiamo a tavola e, se a mia volta non avessi avuto i riflessi pronti, piatto, bicchieri, tovaglia e posate sarebbero volate chissà dove. “Luca! Luca! Quello è enorme! Un coccodrillo!!!!! La macchina fotografica, dov'è!!!!!!!!” Giro la testa ma la simpatica bestiaccia si era già volatilizzata. “Ma sei sicuro che non cadono? Ma secondo te ci possono saltare addosso? Ma cosa mangiano? Dove si nascondono?”
Per fortuna la cucina della Lampara ci ha rilassato. Per un po' Sabrina è stata più attratta dalle portate che dai rettili. Decisamente meglio un gambero che un Geco.
Poi, il rientro in camera ha seguito lo stesso copione. Un geco con la coda mozza se ne stava appollaiato sopra il lampioncino della porta d'ingresso. Io in avanscoperta e Sabrina ai blocchi di partenza. Lo start e VIA!
“Sono veloce come un razzo?” Ancora la sua espressione, mista tra terrore e soddisfazione per la velocità con cui aveva superato l'ostacolo, ce l'ho stampata in mente.
Così tutte le sere. Il resto è stata una caccia continua. Macchina fotografica a portata di mano ed ecco la personale sfilata di Gechi fatta da Sabrina. Sì! Proprio fatta e voluta da lei.























CON QUESTO PANE SPEZIATO PARTECIPIAMO ALLA RACCOLTA DI BETTY



PANE AL CURRY CON LE NOCI


Ingredienti:

27o ml d'acqua
450 gr di farina 00
2,5 cucchiaini di lievito madre disidratato
1,5 cucchiaini di sale
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaio di olio d'oliva
1 cucchiaino di succo di limone
1,5 cucchiaini di curry in polvere
100 gr di noci


Mettere gli ingredienti nell'esatto ordine nella macchina del pane ed aggiungere le noci quando la macchina fa bip.
Abbiamo accompagnato questo pane dal profumo esotico con un gallettino ruspante ed un contorno di cipolline cotte al forno. Una delizia!


HOME MADE BREAD WITH CURRY AND WALNUTS


Ingredients:

270 ml water
450 g flour
2,5 teaspoon yeast
1,5 teaspoon salt
1 teaspoon sugar
1 tablespoon extravirgin olive oil
1 teaspoon lemon juice
1,5 teaspoon curry powder
100 g walnuts


We spent last weekend driving around the countryside and admiring the autumn scenary. When we arrived back home we ventured to create some homemade bread. We combined flour with unlikely ingredients such as curry powder and walnuts. The result was very good!
We have added the ingredients in the exact order indicated in our Breadmaker.

sabato 14 novembre 2009

TEA SCENTED RAVIOLI ON A BLACK TEA SAUCE - CUPIDO E L'ISOLA BIANCA. PANAREA - RAVIOLI AL TE' CON RIPIENO DI CASTAGNE SU SALSA AL TE' NERO

Mi sveglio presto la mattina e presto scivolo fuori, in un materasso di nebbia, nuotando in un mare di sonno e di sogni. Lo ammetto, sogno troppo. Sogno parole dette a fior di labbra, che valgono diamanti, sogno cuori come caminetti accesi, qualche frase astratta tra frasi solide, divorare le parole, assaporarle piano, declinazioni dolci, sfumature intense. La voglia di andare, stasera, domani, adesso, il telefono, le mani. Aprire i miei silenzi, fondermi con tutto, sentire sulla pelle la presenza, l'entusiasmo, la sua pelle. Mi perdo dentro questi pensieri pensati inutilmente. A quest' ora del mattino.
Ieri Luca ed io abbiamo deciso di scrivere di Panarea, che è stata nostra per un giorno, per qualche ora. Quanto è bello tornarci col pensiero, ora che c'è un universo di distanza dalla dolcezza di settembre, ora che vestiamo maglioni di lana ricordando la leggerezza della pelle nuda e di cieli altissimi.
La decisione di raggiungere Panarea è un attimo, arriva improvvisa e sorprende per primi noi stessi; arriva con due parole appena abbozzate, "E se andassimo a Panarea?". Non ricordo nemmeno se sono uscite dalle labbra di Luca o dalle mie, forse è stato un unisono di pensiero.
Da lì la corsa al molo per vedere a che ora parte l'aliscafo, la corsa a rotta di collo giù per i vicoli di Stromboli, cercando di non travolgere un'orda di turisti sbucati da dietro l'ennesima curva. Rompiamo in un sorriso a due piazze quando scopriamo che siamo in perfetto anticipo e che possiamo poltrire sotto al sole per un po', prima di imbarcarci.
La giornata si srotola dolce, a tratti euforica. Durante il viaggio sono sempre col dito puntato verso qualcosa, una piccola barca, un'onda ricamata controcorrente, il profilo dell'isola che si staglia in lontananza.
Approdiamo a Panarea e quasi non riesco a muovermi, rimango lì a cercare la mia prima impressione ed una prospettiva per osservarla nel suo insieme. Luca è pronto a scattare qualche foto così balzo su di un muretto e lo lascio fare. Sorrisi come bolle di sapone, a fior di labbra.
La nostra prima impressione di Panarea è che non abbiamo un'impressione finchè non ci avremo fatto il girotondo tutto intorno. Sbirciamo dentro i negozi ed i locali che si affollano di fronte al porto, tra la frutta tropicale e manufatti in legno, e poi imbocchiamo una stradina che sale ripida e che ci avvicina al sole.
Anche Panarea, come Stromboli, è un paese che si inerpica, con le sue case e le sue ville di un bianco candido, la cui monocromia è rotta da piccoli bazar, alcuni nascosti dietro porticine colorate, sotto gazebo da cui penzolano abiti e camicie fatte a mano, di ottima manifattura. Il lino, il cotone, la seta mi scivolano tra le mani e se non avessimo l'urgenza di continuare a salire per scoprire altri angoli, per non perderci niente, quasi quasi non resisterei alla tentazione di avvolgermici dentro.
Le facciate dei negozi sono linde e luminose e all'interno i proprietari stanno coccolando la loro tazza di tè. Immagino per un attimo il profumo della menta. Un tè marocchino a Panarea, beati in mezzo ad esplosioni d'azzurro.
Le strade sono poco trafficate, una calda tranquillità riempie l'aria, c'è un silenzio che si accartoccia, rotto soltanto dal ronzio delle api indaffarate e dal motore elettrico degli Apecar che sfrecciano a tutta velocità e che ci costringono a snellirci come sardine in scatola contro le pareti rocciose del monte.
E' tutto un susseguirsi di pietre, rugose, crepate, imponenti, tra le cui fessure crescono piante selvatiche, erbe e fiori. L'isola è martellata dal sole, ma ci concede di assaporare la frescura dell'ombra, sotto i suoi grandi alberi che scorrono fruscianti lungo la strada per poi ridarci in pasto all'abbraccio di calore.
Parliamo fitto fitto per tutto il tragitto finchè ci ritroviamo senza fiato lungo il sentiero che continua a salire e che ci porterà fino ad una caletta e ad una spiaggia. Ancora venti minuti di camminata, recita un cartello che incrociamo.
Qui le distanze si misurano in minuti o ore, come dire che è tutto alla portata di piedi. Mangiamo la strada e facciamo nostro ogni dintorno. Le emozioni ci passano da parte a parte, Cupido scocca i suoi dardi, ho il cuore dolce come una ciambella io, come l'aroma dell'amore. Ma anche Luca soccombe davanti a tanta bellezza.
In fondo, davanti a noi lumeggia la striscia del mare. La raggiungiamo e ci sediamo sugli scogli a bearci di questo momento ed ancora una volta non resisto alla tentazione di affondare i piedi nell'acqua. Non importa se non ho il costume, non importa se i bagnanti mi guardano. Non vedo nessuno, se non Luca con gli occhi sbrodolati su di me, che mi sorridono felici.
Ci rimettiamo in marcia sotto al sole dell'ora di punta, vogliamo raggiungere un villaggio preistorico addormentato da secoli sulla sommità di un monte. Dalla caletta riusciamo a scorgere parte del sentiero che ci condurrà lassù, una stradina impervia in mezzo al selvaggio.Sono in un brodo di giuggiole e con le ciabattine ai piedi saltello in mezzo alla polvere, alle lucertole che impudenti mi attraversano la strada e a piante spinose, i cui pungiglioni mi si infilano sotto la suola arrivando a farmi gridare dal dolore. Dobbiamo fermarci più di una volta per estrarre le spine dai miei piedini.
Ma continuano a farmi più paura le lucertole delle spine. Le spine sono così indifese, le lucertole invece sono così... così...così impressionanti! E mi fa rabbia che Luca non le vede nemmeno.
Camminiamo tra le pietre scalando altre pietre e finalmente arriviamo in cima. E' uno spettacolo di una bellezza da mozzare il fiato il panorama che abbiamo intorno, siamo soli quassù, solo Luca ed io e le carezze del sole e di un alito di vento. Solo Luca ed io tra ruderi preistorici , storditi dal silenzio circostante, dall'infinita distesa del mare sotto di noi, di un verde scintillante, che gioca con le trasparenze, che gioca a nascondino dentro anfratti di grotte annidate sotto la montagna. Proviamo un po' la sensazione di trovarci nel mezzo di una visione da sogno. Vorrei, vorresti, vorremmo rimanere sdraiati qui, con gli occhi semichiusi, addormentarci abbracciati in questo spicchio di paradiso, dimenticando il tempo ed ogni altra scheggia di pensiero.
Lasciamo Panarea con le sue suggestioni a riempirci le tasche, ad affondare nel cuore. Lasciamo Panarea con un calice di Chardonnay per dissetare l'arsura ed un cocktail di gamberi, capriccio danzante.
Porto con me la mia mano stretta in quella di Luca, la mia faccia abbronzata come una zolla di terra. Porto con me la macchina fotografica carica di immagini, il mare, il meglio di tutto, senza scartare nulla e quando il domani sarà oggi, saremo ancora a Stromboli.


Lascio che si creino i solchi sul trucco che non ho. Le macchie del rimmel che non ho, sono sempre più larghe. La matita, che non ho sugli occhi, si è ormai consumata, tante sono state le volte che vi ho passato sopra il dorso della mano. Non ho trucco sul mio viso da rifare, da ritoccare, da riprendere. Sabrina è a casa, stanca, stremata.
Stanca del ripetersi dei giorni in modo quasi inutile. Ho il difetto di essere empatico, almeno nei suoi confronti. Se lei sta male io sto peggio, se lei è felice io sono al quarantanovesimo cielo perché sette non mi bastano. Per lei vorrei che le vacanze non finissero mai, che le giornate fossero sempre di sole, che attorno a lei le persone fossero sempre sincere e corrette. Vorrei esserle sempre presente, che Luca fosse sempre lì per non farla faticare. Invece sono giorni che prima del buio non arrivo a casa e, quando arrivo, sono sfinito, svuotato sia di energie fisiche che mentali. Sono passati giorni con un media di 4 ore alla guida e di dodici ore fuori di casa. L'unico giorno che sono rimasto a casa è stato per la reazione all'anestesia del dentista che mi ha sconquassato.
Oggi è il giorno di Panarea, il giorno in cui l'isola bianca si è lasciata scoprire da due turisti felici di essere lì in quel momento e in quel giorno.
Un'isola vestita di bianco, di strade piccole e semi deserte. Un' isola che si racconta per la sua vita notturna, per l'eleganza e per la stravaganza della moda che lancia. Per me, che ne avevo sempre solo sentito parlare, è stato come arrivare nella sancta sanctorum dei ricchi degli anni settanta (e mi sa anche di quelli di oggi).
Il porto ed un muretto per scattare le foto dove la mia musa si atteggia a diva, la mia Diva.
Ne scegliamo una a caso, una stradina, una qualsiasi. Muri bianchi, case, ville bianche con porte e finestre blu. Una chiesa che sarà il nostro primo traguardo. Il mare, il Dito del Gigante, Stromboli, riempiono il quadro con il loro tratto leggero. Siamo contenti di questo settembre caldo senza la folla. La vita ha un altro sapore, quello della scoperta. Il passo è lento ed abbiamo tutto il tempo per spiare nei giardini delle case ora disabitate ma con ancora l'eco delle vite che le hanno riempite fino a pochi giorni fa.
“Ma la spiaggia? Dov'è?” ad un certo punto, dopo quasi un'ora di camminata la domanda ce la poniamo. Stiamo andando verso nord, verso la periferia del paese e di strade che scendano a mare non ne vediamo. Solo villette, sempre più lontane l'una dall'altra, erba sempre più gialla, bruciata dal sole agostano. Sì, forse è il caso di invertire la rotta e ridiscendere in paese.
Il padrone del cielo si erge sempre più alto, accorciando le ombre che lentamente abbandonano gli immacolati muri delle case quando arriviamo alla zona “commerciale” di Panarea. Il primo acquisto è un po' d'acqua frizzantina, fresca abbastanza da rimanere tale per un po' nello zaino. Piccoli bazar stra bordanti di arte, di preziosi monili fatti con gusto e semplicità. L'apparenza è che non sia solo merce attira turisti ma anche cose fatte per il piacere di realizzarle.
Una freccia blu dipinta sul bianco con scritto sotto, l'indirizzo della spiaggia: “Per la spiaggia”. Guardiamo la freccia e ruotiamo all'unisono la testa come se la spiaggia si dovesse materializzare in fondo al nostro sguardo, ma là c'è una curva e dopo la curva.... un taxi elettrico quasi ci stira. Sarà che le strade sono deserte ma Indianapolis è decisamente molto lontana. Anche questa stradina sale ed inizio a chiedermi se le spiagge sono così alte che si deve salire così tanto. L'altra chiesa di Panarea ci accoglie nel sagrato per darci un po' di ristoro e per riempirci gli occhi di panorama. L'acqua frizzantina, invece, ci da un po' di sollievo dopo questa marcia “forzata”. Ce ne stiamo lì seduti a parlare, a ridere, a ricordare Massimo e Ciro, del Re dell'Isola Grande, l'Etna. Di quanto i polpacci ci facciano ancora male e che forse, per quest'anno, la cima di Stromboli non la raggiungeremo. Ce ne stiamo lì seduti a prenderci la nostra razione di sole in viso quando, ecco lì che arriva un'orda di turisti con bambini urlanti, di nonne col cappello sventolante sotto il mento, di studenti con la telecamera pronti a realizzare la fiction della loro vacanza. Le ragazze si scherniscono, poi cercano di sistemarsi i capelli ed iniziano a dire frasi che da grandi si pentiranno di aver detto mentre rideranno di tutto ciò riguardandosi sullo schermo.
Mi ricarico lo zaino sulle spalle e convinco Sabrina a lasciare questa orda barbara alle nostre spalle, la spiaggia ci aspetta.
E' piccola la spiaggia ma con un'acqua che incanta. Non abbiamo il costume ma Sabrina, incurante degli sguardi, salta da un sasso all'altro godendosi ogni momento in quella magia che è il mare nostrum.
Io me ne sto seduto su di un sasso proporzionato alle mie dimensioni e con la digitale copro Sabrina di baci.
Guardo l'acqua trasparente in cui si riflettono i promontori dell'isola poi, Sabrina mi si avvicina e mi chiede”ma dove sarà quel villaggio preistorico? Se è lassù, c'è altra salita da fare?” Più che una risposta verbale è una azione. Mi alzo e l'invito ad asciugarsi perché si parte per andare a vedere. Ci fa uno strano effetto attraversare la spiaggia, noi vestiti ed i pochi villeggianti stesi ad arrostire. Superiamo un cumulo d'immondizia lasciato anch'esso ad abbronzarsi ed iniziamo la salita.Sono gradini che si arrampicano tortuosi fino alla cima del promontorio, poi un comodo selciato ci porta alla punta. Un minuscolo altopiano che domina l'azzurro. C'è da rimanere senza fiato e non solo per la camminata o per le esplosioni di terrore di quando Sabrina intravede delle lucertole. Non c'è nulla da fare, nonostante le proporzioni siano di uno a mille, quei piccoli verdoni la fanno tremare. Io viaggio in avanscoperta come se fossimo in una giungla inesplorata e lei dietro due passi nell'attesa che io spaventi i piccoli rettili che si parano lungo il percorso.
Ritorniamo verso il porto, gli ultimi negozi, i biglietti per il ritorno a Stromboli, un passaggio al bar per ristorarci e per viziarci un po'. Siamo o non siamo in vacanza?....Magari!!!!!
(Stromboli continua, ma a voi va ancora di leggere ? Se sì, alla prossima puntata....)

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Con questa ricetta partecipiamo alla raccolta di Susina Strega del tè



Quando abbiamo letto di questa raccolta ci siamo detti "Ma sì! Ma che cosa ci inventiamo?"

Il tè è un ingrediente che di solito troviamo in ricette dolci e, tanto per non smentirci, ci siamo chiesti come farne una salata. Ci divertiamo sempre a preparare la pasta ripiena, perché si presta magnificamente alla "sperimentazione". Gli Chef, quelli veri, sicuramente ci hanno già pensato ma in rete non abbiamo trovato nulla, pertanto, utilizzando uno degli ingredienti principi della stagione autunnale, come le castagne ci siamo ispirati.
Il tè dona un colore particolarmente caldo alla pasta, il suo aroma amaro si fonde con il dolce della castagna armonizzandosi ottimamente. La Salsa è un'idea di sabrina e devo ammettere che è il degno legante che completa il nostro piatto. Quindi...


RAVIOLI AL TE' CON RIPIENO DI CASTAGNE SU SALSA AL TE' NERO

Ingredienti per l'impasto:

50 gr di farina di grano duro
150 gr di farina di grano tenero
2 tuorli
80 gr di tè English Breakfast Tea della Twinings e lasciato raffreddare
una presa di sale
un cucchiaio di olio extravergine d'oliva

Ingredienti per il ripieno dei ravioli:

300 gr di castagne arrostite grattugiate (non frullate)
200 gr di ricotta mista
sale e pepe
scorza di mezzo limone


Ingredienti per la salsa al tè:

2 tazze di tè English Breakfast Tea della Twinings
50 gr di burro
1 cucchiaio di Maizena
4 foglie di salvia
pepe
1 cucchiaio di castagne grattugiate
1 pizzico di sale

Il giorno prima abbiamo castrato le castagne, noi abbiamo usato dei marroni biondi della zona di Monteveglio (BO), e le abbiamo arrostite. Le abbiamo fatte riposare in un canovaccio e poi spellate una ad una. Qualcuna ce la siamo mangiata ma i 300 gr per il ripieno ce li eravamo messi da parte.
Seconda operazione, abbiamo preparato il Tè con 4 filtri di English Breakfast Tea della Twinings per circa 3 tazze e lo abbiamo lasciato raffreddare.

La pasta tocca a me. Sulla spianatoia metto le due farine a fontana, ci aggiungo i due tuorli, un pizzico di sale ed un po' d'olio extra vergine d'oliva. Inizio ad impastare e poi, piano piano, aggiungo il tè nero. Una volta che l'impasto ha raggiunto la consistenza ottimale, lo lasciamo riposare per una ventina di minuti avvolto in pellicola trasparente. Nel frattempo prepariamo il ripieno. Grattugiamo le castagne e le incorporiamo alla ricotta. Un pizzico di sale, una bella macinata di pepe e la scorza grattugiata di mezzo limone di medie dimensioni.
Tiriamo la sfoglia e con il ripieno prepariamo i ravioli. Sabrina li chiude uno ad uno e li sistema nel vassoio.
Ora prepariamo la salsa.
Sabrina mette 2 tazze di tè in una larga padella assieme a 4 foglie di salvia, un pizzico di sale ed una macinata di pepe nero. Scalda il tutto e poi fa addensare con la Maizena, per finire aggiunge un cucchiaio di castagne grattugiate,.
Nel frattempo la necessaria quantità di brodo vegetale è già a bollore e vi versiamo i ravioli. Pochi minuti e li scoliamo. Prepariamo il piatto condendo il tutto con la salsa al tè.
Questo è un piatto che si fa apprezzare per l'intensità e la complessità di sapori.

Che altro dire...se non che ad un buon bicchiere di Grignolino piemontese come accompagnamento non siamo riusciti a rinunciare.




TEA SCENTED RAVIOLI FILLED WITH CHESTNUTS ON A BLACK TEA SAUCE

Ingredients:
50 g double milled durum wheat semolina
150 g wheat flour type 00
2 egg yolks
80 g tea
a pinch of salt
1 tbs extravirgin olive oil

Ingredients for the filling:

300 g grated roasted chestnuts
200 g ricotta cheese
salt and pepper to taste
grated lemon rind (just half a lemon)

Ingredients for the tea sauce:

2 cups of English Breakfast tea (Twinings)
50 g butter
1 tbs Maize starch
4 leaves sage
black fresh ground pepper
1tbs grated chestnuts
a pinch of salt

According to us ravioli is a delicious stuffed pasta, we like it so much!
Combine both flours, salt, extravirgin olive oil and mound on a large work surface. Continue working the flour into the eggs and the tea until a ball of dough is made. Cover the ball of dough with a damp cloth and let set for about 30 minutes. Roll out one of the smaller dough balls to create a rectangle. Cut ravioli and in the center of each square place a small amount of your ravioli filling. You just have to combine grated roasted chestnuts, ricotta cheese, salt and pepper and some grated lemon rind, it's really a matter of personal preference at this point. Stir to mix well. Fill your ravioli with this mixture.
We have to prepare the sauce now. Pour 2 cups of English tea in a saucepan over medium heat. Add butter and let it melts then add Maize starch, fresh leaves of sage, salt and pepper to taste, 1 tbs grated roasted chestnuts and when the right consistency is obtained your sauce is ready. You just have to add the cooked ravioli and gently toss. Serve warm. We really appreciate their intensity of flavour.